11.18. ISCRIZIONE DI VIA CAMPANARI

 

Regione: Lazio
Datazione: 1459
Oggetto: Lastra
Materiale: Pietra
Dimensioni: l. 70 x h. 45 cm
Funzione: Didascalia
Tipologia: Monito
Scrittura: Capitale
Lingua: Volgare mediano
Collocazione attuale: Tuscania (VT), via Campanari 35

Edizione interpretativa

+ Ci è stato fato
quello ch’ede p
3otuto ed iio ho f
atto quello che
ho voluto 1459

Edizione diplomatica

+ CIE · STATO · FATO ·
QVELLO · CHE · DE · P
3OTVTO · ED IIO · HO · F
ATTO · QVELLO · CHE
· HO · VOLVTO ·1459

Analisi linguistica

r. 2 'ch’ede' 'che (av)ete'. La lenizione della dentale sorda /t/ è fenomeno ben attestato nel Lazio.

r. 3 'iio': forma non comune del pronome personale soggetto io con epentesi di /j/ (CIMARRA 2014, p. 128). La forma 'igo', in cui <g> sta per /j/, secondo un’abitudine scrittoria medievale di area mediana, è attestato nell’alto Lazio in una lettera inviata da Andreuzzo di Spirito da Viterbo al fratello Lorenzo nel 1386. Non sono stati rintracciati altri esempi di epentesi di /j/ in area viterbese mentre diverse attestazioni esistono in area orvietana ('Matteio', 'rendeio', 'cioiè'). Nel Memoriale orvietano redatto da Agniluzzo di Pietro sono attestate 9 occorrenze della forma 'iio' per 'io'. V. anche, nell’abruzzese 'Pianto delle Marie', la forma 'eio' 218, e quella apocopata 'ei' 233 (CIMARRA 2014, pp. 126-127; BIANCONI 1962, pp. 94-95; UGOLINI 1959, pp. 125-126). Il pronome 'iho' è attestato in due epigrafi di Carpineto Romano della prima metà del XVI secolo. Potrebbe esprimere una intensa pronuncia iatale di 'io': esso compare due volte nell’iscrizione collocata in Via Cavour 63: «Iho so' bove / no(n) me fa' rar/e quano p<i>ove se vo’ che t/e mecta le maisi / bone» e «Iho so’ por/co no(n) me lassare né / bivo né mo/rto»; e ancora una volta nell’epigrafe di Via Castello 63: «[…] quess/ta gra(n) casa co(m)pos/si al mu(n)no iho / sol Paolo Cacciotto» (CIMARRA 2014, p. 128; SABATINI 1996, pp. 198-200).

Note

Il senso del motto sarebbe 'ci avete [ede] fatto quello che avete potuto ed io ho fatto quello che ho voluto'. Secondo la tradizione locale, il motto dell’iscrizione sarebbe da collegare ad una contesa avvenuta al tempo tra un facoltoso privato cittadino ed il Comune che gli aveva impedito di ampliare il proprio palazzo o di rafforzarlo con un contrafforte, adducendo a motivo del divieto la conseguente riduzione dello spazio stradale. Il cittadino, noncurante del divieto, avrebbe eseguito l’intervento in una sola notte, azione che oltre ad impedire l’abbattimento, lo avrebbe esonerato dal pagamento di sanzioni (CIMARRA 2014, p. 124-125)

Bibliografia

Edizioni: CIMARRA 2014, pp. 124-129.

Riproduzioni: CIMARRA 2014, fig. 2

Autori

Raccolta dati: Luna Cacchioli
Edizione: Luna Cacchioli
Commento: Luna Cacchioli
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata
Immagini: Luna Cacchioli

Ultima ricognizione: 6.2016, Luna Cacchioli
Data di pubblicazione: 8.3.2020