Descrizione dei materiali

Classificazione

Provenienza geografica

Le iscrizioni sono raggruppate per luogo di conservazione, secondo le correnti suddivisioni regionali, procedendo da nord-ovest a sud-est e poi alle isole. All'interno di ciascuna regione, i documenti sono ordinati cronologicamente. Dapprima sono elencate le iscrizioni datate ad anno, o con un intervallo certo, a seguire i documenti databili prima metà (in.), seconda metà (ex.) o alla metà del secolo. Nell'indice, le iscrizioni sono introdotte da un numero che identifica la regione di provenienza, e dal numero d'ordine all'interno di quella regione. Ciascuna iscrizione ha poi un titolo identificativo - quello di uso comune, se esistente, oppure un titolo che identifichi inequivocabilmente il pezzo: p.es. Graffito di Commodilla, o Giudizio Universale, Sant'Agata dei Goti.

Le regioni sono numerate progressivamente entro la regione di appartenenza, seguendo l'ordine cronologico:

01. LIGURIA - 02. PIEMONTE E VALLE D'AOSTA - 03. LOMBARDIA - 04. TRENTINO A. A. - 05. VENETO

06. FRIULI V. G. - 07. EMILIA ROMAGNA - 08. TOSCANA - 09. UMBRIA - 10. MARCHE

11. LAZIO - 12. ROMA - 13. ABRUZZO - 14. CAMPANIA - 15. BASILICATA

16. PUGLIA - 17. SICILIA - 18. SARDEGNA

IL nostro catalogo non comprende i graffiti, documenti profondamente differenti dalle iscrizioni per tipologia, funzioni, modalità di conservazione. Ne abbiamo registrato alcuni (ad es. il Graffito di Commodilla) quando si tratta di documenti entrati ormai nel canone della storia delle lingue d'Italia, ma non abbiamo modo di occuparci in modo esaustivo ed appropriato di questo tipo di iscrizioni.

Lingue

Per le iscrizioni più antiche (Commodilla, Pozzo di san Marco, Monreale, e così via) si è trattato di determinare anzitutto la loro qualità di ‘iscrizioni in volgare’ – un processo di classificazione che, come prevedibile – ha comportato uno sforzo di interpretazione storica dagli esiti non necessariamente univoci. Per queste prime testimonianze nella quasi totalità dei casi non è stato possibile descrivere la lingua dell’iscrizione altrimenti se non con il termine ‘volgare’, poiché spesso il testo è brevissimo e fortemente appoggiato sull’unica tradizione scritta più o meno nota allo scrivente, il latino, da cui spesso fatica ad affrancarsi. Abbiamo qualificato come scritte in ‘lingue’ degne di un riferimento onomastico non posto come aggettivo dell’iperonimo volgare le iscrizioni in catalano, francese, gallurese, sardo, siciliano, spagnolo, toscano e veneziano; oltre ad avere naturalmente indicato sempre l’eventuale presenza del latino. Si tratta di una minoranza di iscrizioni, poiché (ed è questo un dato in sé di grande interesse) la quasi totalità delle iscrizioni in catalogo utilizzano il volgare in uso nella loro zona di origine. Solo nelle Marche e in Sardegna abbiamo riscontrato la presenza - nel primo caso - di iscrizioni di artisti o artigiani provenienti dall'area veneziana o veneta, che si sottoscrivono in volgare veneziano, nel secondo di testi inequivocabilmente in toscano.

In ogni modo le lingue in uso sono difficilmente classificabili se non utilizzando categorie assai ampie: volgare settentrionale e veneto; volgare mediano, e volgare romanesco, volgare meridionale. Si tratta evidentemente di suddivisioni arbitrarie: se non vi sono elementi nelle iscrizioni della Liguria, del Piemonte o della Lombardia per caratterizzarne la lingua se non come volgare settentrionale le iscrizioni di Veneto e Trentino mostrano caratteristiche linguistiche che autorizzano a precisare un poco meglio l’area linguistica di appartenenza, come pure accade per lo più per le iscrizioni romane, che utilizzano evidentemente un volgare di tipo mediano, ma spesso determinabile anche con maggiore precisione come romano.

La scarsezza di testimonianze per l’Italia meridionale continentale, spesso brevissime o molto arcaiche, non consente di precisare meglio la lingua in esse utilizzata, che abbiamo sempre descritto come ‘meridionale’ o talvolta semplicemente ‘volgare’ per le più arcaiche; mentre invece tutte le iscrizioni siciliane finora rinvenute e la maggioranza delle sarde sono rispettivamente in un volgare siciliano e sardo dalle caratteristiche inequivocabili, comprese le iscrizioni databili agli ultimi decenni del 15° secolo – un dato che fornisce un’indicazione assai interessante circa le lingue dell’uso, non solo orale, nelle due isole maggiori fra Medioevo e Rinascimento. A conferma di quanto già indicato dalle testimonianze documentarie, in Sardegna si affianca al sardo il toscano come lingua della comunicazione scritta, anche in testi esposti, sin da epoca antica. I dati sembrerebbero confermare l’opinione apoditticamente espressa da Bembo nelle Prose, cioè che è assai difficile chiamare ‘lingua’ alcuna favella che non ha scrittore, e ciononostante le lingue in uso in Italia fra basso medioevo e prima età moderna nella comunicazione quotidiana - scritta e orale - presso la maggioranza della popolazione erano evidentemente molte, e non limitabili in alcun modo al toscano, nemmeno se inteso in senso largo come una varietà di koiné, ma lingue la cui memoria se non la storia e i tratti caratteristici, sono oggi per noi, in effetti, quasi completamente perdute.

Scritture

Ci siamo attenute ad una nomenclatura assai sintetica, che facesse riferimento a grandi categorie grafiche eventualmente poi meglio descritte in ciascuna scheda: (a) gotica, senza distinzioni fra minuscola e maiuscola che non appaiono di utilità particolare in questa fattispecie essendo i due sistemi spesso utilizzati simultaneamente; (b) Capitale o (c) minuscola di tipo umanistico entrambe appartenenti alla categorie delle scritture di apparato di base umanistica; (c) elementare di base nei pochi casi in cui ci è risultato impossibile determinare altrimenti la tipologia grafica.

Nel corso dei quindici anni trascorsi dall'inizio di questa ricerca il catalogo delle iscrizioni si è arricchito, e la bibliografia scientifica è cresciuta. Nuovi progetti hanno interessato in modo tangente il nostro, e arricchito di riflesso il nostro catalogo, e di questi si è reso conto con scrupolo nella biblografia.

Il progetto è aperto alla collaborazione attiva di tutta la comunità scientifica internazionale. E' nostra convinzione che la ricerca trovi il suo fondamento nella condivisione e nell'apertura, ed è con questo spirito che offriamo il nostro lavoro alla comunità degli studiosi, con un invito a segnalare aggiornamenti ed errori, e la promessa che i contributi dei lettori - di cui ringraziamo fin d'ora - saranno sempre riconosciuti.

Avvertenza

Abbiamo avuto notizia, non senza sorpresa, del finanziamento di un progetto FIS dedicato alla catalogazione e pubblicazione in Epidoc del catalogo delle iscrizioni in volgare dei secc. XIII-XV. Tale progetto sembra sovrapporsi a EDV in modo assai significativo, e rimaniamo in attesa di conoscerne la specificità e gli ambiti di ricerca, che non potranno - evidentemente - ricalcare EDV, essendo la prerogativa prima dei progetti FIS l'originalità e l'innovatività.