11.31. ANTONIO TEBALDEO, VERSI DALL'ECLOGA DI TIRSI E DAMONE

 

Regione: Lazio
Datazione: XV ex.
Oggetto: Affresco
Materiale: Intonaco
Funzione: Didascalia
Tipologia: Narrativa
Scrittura: Capitale
Lingua: Volgare settentrionale
Collocazione attuale: Fabrica di Roma (VT), Rocca Farnese

Analisi linguistica

Grafie e fonologia:

Si noti il pronome atono te senza chiusura, la scempiatura della 'r' in 'varrà', l'assenza di h- etimologica in 'ài', l'assenza di anafonesi in 'ponto' e la mancata chiusira in iato di 'toe', tratti che denunciano un'aderenza alla scripta settentrionale del cosiddetto primo Tebaldeo, probabilmente in qualche misura sostenuta anche dal volgare mediano locale.

Lessico

Interessante scelente per 'eccellente' e sementare, registrato in TLIO e GDLI soprattutto in area mediana, nei quali cui si potrebbe ravvisare nuovamente il fenomeno illustrato sopra.

Le caratteristiche linguistiche dell'iscrizione suggeriscono una datazione anteriore al 1501, in base alla patina decisamente settentrionale del testo, tipica del primo Tebaldeo, abbandonata dopo la pubblicazione a partire dal 1501 da parte dell'amico Bembo delle prime edizioni dei classici in volgare.

Note

La Rocca all'epoca delle pitture apparteneva a Lucrezia della Rovere, nipote del cardinale Della Rovere, futuro papa Giulio II, e madre del poeta Francesco Della Rovere, detto il Quercente, un autore vicinissimo al Tebaldeo, l'autore dei versi di cui qui si tratta. Il ciclo pittorico, certamente commissionato dai Della Rovere (DI CARLO 2025), è datato alla fine del Quattrocento, e si conforma allo stile vicino al Pinturicchio, riscontrabile anche negli affreschi nel castello di Santa Severa, sul litorale romano.

Bibliografia

Edizioni: DI CARLO 2025

Autori

Raccolta dati: Nadia Cannata
Edizione: Miriam Di Carlo
Commento: Nadia Cannata
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata

Data di pubblicazione: 28.1.2026