12.01. GRAFFITO DI COMMODILLA

  

Regione: Roma
Datazione: IX in.
Oggetto: Graffito
Materiale: Pietra
Funzione: Graffito
Tipologia: Graffiti
Scrittura: Onciale
Lingua: Volgare
Collocazione attuale: Roma (RM), Catacomba di Commodilla

Edizione interpretativa

Non
dice
3re il
le se
crita
6abboce

Edizione diplomatica

NON
DICE
3RE IL
LE SE
CRITA
6ABbOCE

Analisi linguistica

Grafia e fonologia:

'ille secrita' resa grafica di /e/ con <i> – dove /e/ romanzo < Ĕ lat. – tipica delle scritture latine precarolinge (SABATINI 1987, p. 17-18; VIELLIARD 1927, pp. 5-11, 13 s.; BONIOLI 1962, pp. 7-22); stessa cosa si potrebbe supporre per la /i/ di 'ille' – dove però /i/ viene da una Ĭ latina – in questo caso, si potrà dunque anche considerare un latinismo (SABATINI 1987, pp. 17-18, 20). 'a bboce': la locuzione, dal lat. < AD VOCE(M), presenta raddoppiamento fonosintattico con l’iniziale di VOCEM, già allo stadio di fricativa bilabiale sorda /β/: il rafforzamento ha dato dunque come esito l’occlusiva bilabiale sonora intensa /bb/; si tratta di un fenomeno largamente attestato anche nel dialetto romanesco (SABATINI 1987, p. 23; ROHLFS 1966-1969, § 240). Lo scrivente ha probabilmente giudicato che il grafema <bb> avrebbe reso l’occlusiva bilabiale mentre il semplice grafema <b> intervocalico avrebbe reso una costrittiva bilabiale o già labiodentale (/aβóce/ o /avóce/). Sabatini suppone che l’autore del graffito, dopo aver scritto 'a boce', abbia perciò corretto in interlineo (SABATINI 1987, p. 23-27).

Morfologia e sintassi:

'dicere' a Roma unica forma attestata nelle Storie de Troia e de Roma, nella Cronica e nelle Miracole de Roma (SABATINI 1987, p. 20). Storie de Troja et de Roma: «comensao a dicere con gran paura» (MONACI 1920, p. 9); «vole homo dicere k’a Roma fo una nobilissima troiana donna» (MONACI 1920, p. 81); nella Cronica dell’Anomimo Romano: «Tante fuoro le corpora morte che nude iacevano, che non se pote dicere» cap. 3 (PORTA 1979, p. 18) e «Io pozzo dicere in bona fede e con veritate» cap. 11 (PORTA 1979, p. 84). 'non dicere': imperativo proibitivo singolare espresso con negazione + infinito, tipo seriore del latino volgare. Sono attestati esempi di questo costrutto già in testi romani tardolatini quali il Liber Martyrium del VI sec., e in altri scrittori altomedievali fino ad Alcuino e Agnello Ravennate, «ciò vuol dire che era un popolarismo accolto talora nell’uso letterario e nulla toglie alla sua reale presenza nell’uso parlato di Roma e d’Italia, come ci dimostrano le condizioni locali delle età successive.», SABATINI 1987, p. 20). 'ille' con funzione di articolo; forma non ancora aferetica, largamente diffusa in italiano antico fino al secolo XV (SABATINI 1987, pp. 20-21; ROHLFS 1966-1969, § 416). 'secrita' plurale collettivo in -a; non si tratta del plurale del sostantivo maschile 'secretum' ma del singolare secreta (< oratio secreta). Il fatto che si parta da un singolare femminile per la formazione del plurale collettivo in -a dipende dalla grande produttività del tipo morfologico in –a/-ora nell’italiano antico e, in particolare, in Italia centrale e meridionale; v. l’alta frequenza di plurali in -a negli antichi testi romaneschi (SABATINI 1987, pp. 20-22).

Note

Entrando nella cripta dei santi Felice e Adàutto dalla galleria principale, sulla parete di sinistra, all’interno della zona presbiteriale è conservato un grande affresco, datato con certezza tra i secoli VI e VII, che rappresenta la Vergine in trono col Bambino; ai lati di Maria si trovano san Felice e san Adàutto nell’atto di presentare alla Vergine Tórtora, alla cui memoria il cui figlio fece eseguire l’affresco. La scena è racchiusa in una cornice pittorica bianca, nera e infine rosso-mattone quella più esterna, di larghezza variabile tra i 6 e gli 8 cm ai lati, mentre il fascione alla base dell’affresco misura fra i 30 e i 40 cm. Entro questa base si legge, disposta su due colonne, un'elegia latina, iscritta in una capitale databile fra VI e VII sec:

Col A

+SVSCIPE NVNC LACRIMAS MATERNATIQVE SUPRESTIS

QVA FVNDET GEMITVS . LAVDIBVS ECCETVIS

POS MORTEM PATRIS SERVASTI CASTAM A MARITI

SEXTRIGINTAANNIS . SIC VIDVA [..]FIDEM

[.] FICIVM NATO PATRIS MATRI . […] GEREBAS

[……..] REQVIEX[.]IT IN PACE T<VRT>VRA

Col B

IN SVBOLIS FACIEM VIRTVTIBVS VIXIT ORAS

TVRTVRA NOMEN BISSET TVRTVR VERA FVITI

CVI CONIVX MORIENS NON FVIT ALER AMOR

VNICA MATERIA EST QVOS VMIT FEMINA LAVDEM

QVOT E CONIVGIO. EXBVISSE DOCES

QVE BISIT PLM ANNVS LX [hedera distinguens]

Il graffito si trova sul lato sinistro della cornice rossa, a 126 cm di altezza da terra e su di una superficie di 11 × 6,5 cm. Il testo deve essere inteso come «il richiamo che un religioso, fautore d’un tipo di liturgia più recente e accreditato, rivolgeva a qualche confratello che seguiva ancora il vecchio uso di recitare le secrete ad alta voce». (SABATINI 1987, pp. 19-20). In tempi più recenti, sono state suggerite nuove interpretazioni del testo (v. CALARESU 2022, SPAGNOLO 2024), nessuna pienamente soddisfacente. Sulle pareti della cripta sono presenti altri graffiti, invocazioni latine e nomi religiosi che, sulla base di un’analisi paleografica e linguistica, risultano essere anteriori al graffito in questione (SILVAGNI 1943, p. 369, num. 6449, 1-38). Secondo PERGOLA 1998 tali graffiti sono in diverse lingue, anche anglosassoni e in alfabeto runico.

Il graffito di Commodilla fu reso noto agli studiosi nel 1904 dall’archeologo Orazio Marucchi che per primo esplorò la cripta dopo la riscoperta nel 1903 della catacomba di Commodilla della quale sin dal Medioevo si erano perse le tracce. Già nel 1720, nel corso di uno scavo, la cripta era stata soltanto rapidamente vista dallo studioso Marc’Antonio Boldetti che aveva descritto il luogo come inviolato sin dall’antichità. Pochi giorni dopo la visita del Boldetti una frana aveva chiuso di nuovo l’accesso alla catacomba, riscoperta quindi soltanto nel 1903. Le analisi paleografiche consentono di inquadrare il graffito tra l’VIII e l’inizio del X secolo, con una preferenza per il IX; esso fu eseguito con caratteri misti onciali e capitali ed è la testimonianza graffita più antica della cripta. L’ «assetto ordinato ed il corretto taglio sillabico dello scritto» consentono di ritenere che l’esecutore fosse un religioso erudito e di buona esperienza scrittoria (SABATINI 1987, p. 12). Il saccheggio del suburbio romano da parte dei Saraceni causò la traslazione delle reliquie dei martiri Felice e Adàutto, conservate nella basilichetta, entro l’anno 851. La cripta, luogo di culto frequentato e ben conservato fino alla metà del IX secolo, non dovette perciò essere più frequentata dopo la traslazione. L’indagine storico-liturgica conferma d’altra parte che già all’inizio del IX secolo era diffusa a Roma la pratica di «recitare in silenzio o a bassa voce le secrete, siano esse le vere e proprie secrete dell’Offertorio, o anche le altre orazioni silenziose del Canone», pratica di tradizione gallicana che proprio dalla prima età carolingia iniziò a diffondersi e stabilizzarsi sia a Roma sia in Italia (SABATINI 1987, p. 15. Per il problema dell’origine delle preghiere silenziose nella messa: JUNGMANN 1958, pp. 126 ss; RIGHETTI 1956, vol. I, p. 416; vol. III, pp. 261-308; LEWIS 1962; EC, VIII, s.v. Messa; vol. IX, s.v. Secreta). L’analisi linguistica e l’individuazione di un fenomeno tipico delle scritture latine precarolinge, quale la resa di /e/ con <i> in SECRITA, hanno consentito a Sabatini di attribuire il graffito alla prima metà del IX secolo.

Bibliografia

Edizioni: MARUCCHI 1904, pp. 41-84; MARUCCHI 1905, pp. 5-66; CELI 1906, pp. 239-252; SILVAGNI 1935, II, p. 369, n. 6449, 39; BAGATTI 1936, p. 113; CARLETTI 1950, IV, s.v. Commodilla (Cimitero di); SIFFRIN 1953, s.v. Secreta; GRAY 1948, pp. 161 s.; CARLETTI 1965, pp. 60-61; SABATINI 1966, pp. 49-80; SABATINI 1968, pp. 322-323; AVALLE 1970, p. 36; DE MAURO 1970, p. 24; TEKAVĈIĆ 1972, p. 149; TAGLIAVINI 1972, pp. 530-532; FOLENA 1972, p. 90; CASTELLANI 1973, pp. 3-37; PETRUCCI 1978, p. 98; PULGRAM 1978; FASSÒ-MENONI 1979-1980, p. 27; SABATINI 1987 , pp. 5-34; PETRUCCI L. 2010, pp. 71-72.

Altri studi: DELEHAYE 1897, pp. 17-43; D’ACHILLE-GIOVANARDI 1984, pp. 19-20, n. 1; p. 169, n. 1; MINASI 1997, pp. 65-94; PERGOLA 1998; CASAPULLO 1999, p. 194; CANNATA 2014, CALARESU 2022, SPAGNOLO 2024.

Autori

Raccolta dati: Luna Cacchioli
Edizione: Luna Cacchioli
Commento: Luna Cacchioli, Nadia Cannata
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata

Data di pubblicazione: 28.4.2020