12.02. POZZO DI SAN MARCO

 

Regione: Roma
Datazione: 0830-0870 ca.
Oggetto: Artefatto
Materiale: Pietra
Funzione: Avviso pubblico
Tipologia: Iscrizione commemorativa
Scrittura: Onciale
Lingua: Volgare, Latino
Collocazione attuale: Roma (RM), Basilica di San Marco

Edizione interpretativa

+De dono Dei et Sancti Marci
Iohannes presbiter fierogabit
3omnesitiente venite bevite ad aqua et si quis d<e> sta
aqua pretio tuleri anathema sit

Analisi linguistica

Grafia e fonologia:

'fierogabit' con grafia betacistica, forma comune anche nella diplomatica romana contemporanea. 'sitiente' con cediglia sotto la -e finale, forse in luogo del dittongo 'ae' o come abbreviazione per -es; tuttavia, la conservazione di /v/ iniziale in'venite' presupporrebbe, in un contesto di betacismo, una posizione intervocalica (e dunque una lettura 'omne sitiente venite'). Per 'sitiente' v. anche il Ritmo Cassinese: «non è sitiente / qued à besonju, tebe saccente» v. 88 (CONTINI 1960, p. 13). Al r. 3 sono possibili due letture: 'venite benite' o 'venite bevite'. Si accoglie qui la lettura di SABATINI 1996c presupponendo un errore del lapicida che avrebbe voluto scrivere bevite ma, confuse le due parole, avrebbe scritto prima benite, ricorreggendo poi <n> per <v>; a sostegno di questa ipotesi non soltanto il chiaro intervento di scalpellatura ma anche la possibilità di interpretare i due verbi come tipica coppia di imperativi giustapposti, ben attestata nel volgare antico dell’Italia centro-meridionale, oltre che la eco biblica di Isaia 55,1: «Omnes sitientes venite ad aquas».

Morfologia e sintassi:

'sta' con forma aferetica del dimostrativo; 'tuleri' con perdita della desinenza consonantica; Sabatini osserva come sia nel caso di 'omnesitiente venite' sia nel caso di 'fierogabit' «lo scrivente ha riprodotto una catena fonica volgareggiante, senza coscienza dell’individualità delle parole». Nel caso di 'fierogabit' è più probabile si tratti di una forma cristallizzata ben documentata nella diplomatica romana coeva. Sabatini osserva come nella struttura complessiva del testo compaia una «differenza di registro linguistico» tra le parti iniziale e finale da un lato, che presentano un carattere formulare, e le «parti libere» in cui più si manifesterebbe il volgare.

Lessico:

'bevite ad aqua' vale ‘abbeverari’. Rispetto all’uso del plurale biblico aquas in Isaia 55,1 ad indicare i beni spirituali, l’uso del singolare 'aqua', concreto e riferito all’acqua del pozzo, segnala un allontanamento dal modello latino. 'si quis …anathema sit', di impostazione latina ma con spiccati elementi volgari quali 'pretio' e 'tuleri', deriva dalle tipiche formule di maledizione che chiudevano i contratti: anche in questo caso con eco del linguaggio giuridico coevo.

Bibliografia

Edizioni: GRAY 1948, pp. 38-171; SABATINI 1996c, pp. 597-599; tav. XI, foto 1; MENEGHETTI 1997, pp. 60-62.

Altri studi: CANNATA 2014.

Riproduzioni: SABATINI 1996c, tav. XI, foto 1.

Autori

Raccolta dati: Nadia Cannata
Edizione: Luna Cacchioli
Commento: Luna Cacchioli
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata
Immagini: Nadia Cannata

Data di pubblicazione: 26.4.2020