13.02. BRANCA D'URSO

 

Regione: Abruzzo
Datazione: 1372
Oggetto: Elemento architettonico
Materiale: Terracotta
Dimensioni: l. 100 x h. 70 cm
Funzione: Didascalia
Tipologia: Monito
Scrittura: Gotica
Lingua: Volgare mediano
Collocazione attuale: Teramo (TE), Via Nicola Palma

Edizione interpretativa

Io so Branca d’<Ur>so p(er) natura
de offendere ad chi me sdengna s(e) p(r)ocura.

Edizione diplomatica

IOSOBRĀCAD[..]SOP∙NATURA∙
DE∙OFFENDEREADChIMESDENGNAS ̅POCURA

Apparato critico

1 Bracchu rissoso CASINI 1907, GAVINI 1927-1928, SAVINI 1907

2 e a offendere, senpr o cura CASINI; d’offendere GAVINI1927-1928, SAVINI 1907; te procura GAVINI1927-1928

Analisi linguistica

Grafia-fonologia:

Resa di /ɲ/ con trigramma <ngn>; conservarzione di -e in protonia ‘de offendere’, ‘s(e) p(r)ocura’ v. 2 , normale in area mediana (SABATINI 1996c, p. 601).

Morfologia e sintassi:

'Io so… v. 1, …s(e) p(r)ocura': da notare la contorsione sintattica dell’enunciato; nel primo segmento 'branca d’urso' è riferito al soggetto di prima persona 'Io so', in funzione di complemento predicativo; nel secondo segmento diventa soggetto del verbo in terza persona 'se procura', pur continuando ad avere l'oggetto pronominale in prima persona 'me sdegna' (SABATINI 1996c, pp. 599-601).

Lessico:

'offendere' v. 2: vale per ‘arrecare danno, ingiuria’. Comune nell’italiano antico la costruzione con l’oggetto indiretto (v. GDLI, s. v.); 'me sdegna' v. 2: vale per ‘fare che altri si adiri’ (TOMMASEO-BELLINI, s. v. sdegnare, n. 4); 'se procura' v. 2: forma pronominale attestata anticamente; va intesa nel senso di ‘si attiva, provvede’ (GDLI, s. v. procurare).

Note

Secondo Sabatini, Branca d’Urso potrebbe essere nome o soprannome del personaggio emittente. In questo caso l’artista avrebbe sfruttato il piano iconico per rafforzare l’immagine minacciosa del personaggio: il cimiero ha, infatti, forma di zampa d’orso e il mazzafrusto termina con una grossa B, iniziale di Branca, in funzione di sfera contundente. In basso due angeli alati sorreggono uno scudo contenente lo stemma della famiglia dei Melatini, circondato dal nastro recante l’iscrizione. In alto, si affiancano quattro stemmi: quello della casa d’Angiò, quello dei Cavalcanti, forse quello del vescovo Pietro della Valle – non perfettamente riconoscibile perché scalpellato – e quello cardinalizio degli Orsini. Sulla cornice della lastra, sotto lo stemma, sono visibili tracce di lettere di un’iscrizione latina. Sabatini inoltre informa che, secondo letture fatte nell’Ottocento da storici locali, questa epigrafe riportava l’artefice della lastra e la data: Bartolomeus magistri Iocundi me fecit a. MCCCLXXII. (SABATINI 1996c, p. 600-601).

Desideriamo ringraziare Elisa Amorosi, Funzionario Delegato alla Tutela dei Beni Storici Artistici della Provincia di Teramo, che ci ha gentilmente fornito le misure della lastra.

Bibliografia

Edizioni: SAVINI F. 1881, pp. 130-133; SAVINI 1907, p. 25; CASINI 1907, pp. 629-630, n. 34, ristampa 1984, pp. 43-44; GAVINI 1927-1928, II, p. 136-138, in part. p. 136; SGATTONI 1973, pp. 32-35; SABATINI 1996c, pp. 599-601.

Riproduzioni: SAVINI F. 1881, tav. III; SAVINI 1907, TAV. LXII; GAVINI 1927-1928, II, p. 136, fig. 695 A; SABATINI 1996c, tav. XIII, foto 6.

Autori

Raccolta dati: Luna Cacchioli
Edizione: Luna Cacchioli
Commento: Luna Cacchioli
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata

Data di pubblicazione: 12.4.2020