Regione: Roma
Datazione: 1464
Oggetto: Lastra
Materiale: Pietra
Funzione: Avviso pubblico
Tipologia: Iscrizione funeraria
Scrittura: Capitale
Lingua: Volgare romanesco
Collocazione attuale: Roma (RM), Palazzo della Cancelleria
Edizione interpretativa
Edizione diplomatica
Analisi linguistica
'qesto', 'so boltura', 'te li soi', 's{te}mpre': per la forma 'qesto', anche se si potrebbe supporre l’omissione di <u> per dimenticanza da parte del lapicida, si sceglie di non integrare la lettera non potendo escludere che il lapicida, pur intendendo questo, abbia scritto 'qesto', con <q> per /kw/. Cfr. anche 'qesta' nell’Iscrizione della Cappella della Croce di Volterra 08.20 e 'qe[sto]' nell’iscrizione della Madonna del Parto di Livorno (08.138). 'so boltura' dovrebbe valere ‘sepoltura’, con sonorizzazione di /p/ > /b/ intervocalica, assimilazione vocalica /e/-/o/ > /o/-/o/ (ROHLFS 1966-1969, § 209, § 332), e l’inusuale separazione 'so boltura', quasi a rivelare una discrezione dell’articolo. 'te li soi' 5 dovrebbe valere ‘de li soi’ cioè ‘dai suoi’, inteso nel senso di parenti o amici. Si noti la forma del possessivo non dittongata. V. anche 'delli morti soi' 11.20 B, 5.
'ène' r. 2: indicativo presente di 3a persona singolare del verbo essere con epitesi di -ne, fenomeno normale nel romanesco antico. V., nel Lazio il crocifisso reatino, 11.26 e a Roma l’Iscrizione di Pietro Tonpieri EDV 12.17.
‘mersai’ r. 5: di dubbia interpretazione; avanzo l’ipotesi che possa trattarsi di una forma più settentrionale che romanesca ad indicare forse la professione, nel senso di ‘merciaio’, ‘dei merciai’.
Note
La lapide fa parte di un corpus di reperti provenienti dall’antica basilica romana di San Lorenzo in Damaso, nel rione Parione, oggi in Palazzo della Cancelleria (12.07, 12.18, 12.24, 12.25). Nella parte superiore della lastra, uno scudo che contiene un castello con quattro merli; a destra e sinistra due palle sormontate da croce latina con all’interno un giglio, da interpretarsi come simboli della confraternita. Sotto lo scudo il termine Tornera indica il nome di famiglia e ricorre come Tornere anche nella sottostante iscrizione, accanto al nome del defunto Gione e a quello che sembrerebbe essere il suo soprannome: e deto te li soi p(er) s{t}empre mai. Incerta l’interpretazione di mersai che potrebbe indicare la professione.
Bibliografia
Edizioni: GARMS-SOMMERLECHNER 2009, p. 163, n. 18.
Riproduzioni: GARMS-SOMMERLECHNER 2009, p. 163, n. 18, fig. 24.
Data di pubblicazione: 22 April 2020