Regione: Roma
Datazione: 1464
Oggetto: Lastra
Materiale: Pietra
Funzione: Avviso pubblico
Tipologia: Iscrizione funeraria
Scrittura: Capitale
Lingua: Volgare romanesco
Collocazione attuale: Roma (RM), Palazzo della Cancelleria
Edizione interpretativa
Edizione diplomatica
Analisi linguistica
Grafia e fonologia: r. 2 'qesto' si potrebbe supporre l’omissione di <u> per dimenticanza da parte del lapicida, ma non si può escludere che in 'qesto' <q> valga /kw/. Cfr. anche l’Iscrizione della Cappella della Croce di Volterra EDV [raw 209], rr.4-5 e qe[sto], r. 9 nell’iscrizione della Madonna del Parto di Livorno. r. 3 'soboltura' con sonorizzazione di /p/ intervocalica, assimilazione vocalica e l’inusuale separazione 'so boltura', quasi a rivelare una discrezione dell’articolo; 'soi' mancanto dottongamento come in 'delli morti soi' EDV 11.20 r. 5 B. r. 5 'te li soi' dovrebbe valere ‘de li soi’ cioè ‘dai suoi’, inteso nel senso di parenti o amici; 'deto' con scempiamento almeno grafico di <t>. Si noti la conservazione di -e protonico al r. 3 e 5. r. 5 'mersai' è di dubbia interpretazione. I Torneri sono attestati dal XVII secolo in Piemonte. Se la famiglia fosse di origine settentrionale si potrebbe forse spiegare la forma, per 'merciaio'. Morfologia e sintassi: r. 2 'ène': indicativo presente di 3a persona singolare del verbo essere con epitesi di -ne, fenomeno normale nel romanesco antico (D’ACHILLE 1987, p. 93). V. anche ‘questa ène la cappella sova’ nel crocifisso reatino EDV 11.26, e 'Questa ène la sepultura' r. 1 dell’Iscrizione di Pietro Tonpieri nella Basilica di Santa Francesca Romana a Roma EDV 12.16.
Note
La lastra conserva nella parte centrale, al di sotto di uno scudo sormontato da palo recante nastri, un epitaffio in rima con il nome del defunto e quello che sembrerebbe il suo soprannome. Nello scudo è raffigurato un castello con quattro merli; a destra e sinistra due palle sormontate da croce latina con all’interno un giglio, da interpretarsi come simboli della confraternita. Sotto lo scudo il termine Tornera indica il nome di famiglia – forse originaria dell’Italia settentrionale – e ricorre come Tornere anche nella sottostante iscrizione, accanto al nome del defunto Gione e a quello che sembrerebbe essere il suo soprannome: e deto te li soi p(er) s{t}empre mai. Incerta l’interpretazione di mersai che potrebbe indicare la professione. La lapide fa parte di un corpus di reperti provenienti dall’antica basilica romana di San Lorenzo in Damaso, nel rione Parione, incorporata nel palazzo della Cancelleria (v. nn. 12.07, 12.17 e 12.25). La lastra riporta, nella parte superiore, uno scudo
Bibliografia
Edizioni: Garms-Sommerlechner 2009, p. 163, n. 18.
Riproduzioni: Garms-Sommerlechner 2009, p. 163, n. 18, fig. 24
Data di pubblicazione: 4.3.2024