Regione: Lazio
Datazione: 1446-1448
Oggetto: Affresco
Materiale: Intonaco
Funzione: Didascalia
Tipologia: Narrativa
Scrittura: Gotica
Lingua: Volgare mediano
Collocazione attuale: Tuscania (VT), Chiesa di san Francesco
Edizione interpretativa
Questa chappella si è depe(n)ta
3p(er) le mano de Ioha(n)ni de Sparapane
et Antoniu suo figliolu
da Norzcia a dì dudici de ma
6giu fo fornita P M A R N S 6
Questa chapella a fact<a> mur<are>
3et depengnere mastru Giacobu
de Austino de Petto p(er) ll’anima sua
et delli morti soi
6ER MAS . N Q X . MO(rum)
Edizione diplomatica
Apparato critico
b, 4 Austino de Mlto CAMPANARI 1856 Austino de Pe[tro] RICCI-SANTELLA 1993 de Pecto GIONTELLA 2003
c, 2 forno assai aroganti CAMPANARI 1856; superbi forno assai aroganti DI LORENZO 1883, PASQUALI-GIONTELLA 1966
c, 3 però, golla, dragrone CAMPANARI 1856; però, golla PASQUALI-GIONTELLA 1966 gola RICCI-SANTELLA 1993
Analisi linguistica
Grafia e fonologia:
a, 1 b, 1 <cha> per /k/; <zci> per /tʃ/; b, 3<ngn> per /ɲ/; 'Ioha(n)ni' a, 3, 'Giacobu' b, 3: conservazione /j/ in posizione iniziale comune in quest’area (v. anche 'iudicarà' 2, v. 11.19 in 'Ioha(n)ni', ma evoluzione in /dʒ/ in 'Giacobu'. V., in merito,l’Inventario dell’Ospedale della carità di Viterbo nel quale prevalgono le forme con /j/ in posizione iniziale ('Iacova' 31r 4, 'Iacovo' 17v 3.7, 'Iancane' 19v 10, 'Ianni' 13v 2 e passim, Iaquitiello passim, Iemino 13v 8, Iemma 18v 1, 'Ienio' 17r 17, 'Ionta' 17r 4) ma non mancano anche casi di passaggio ad affricata /dʒ/ ('Gemino' 1 8r 7, 'Gianni' 14v 3, 'Giovanni' 17r6 e passim), BIANCONI 1962, p. 75; c,1 -ND- al posto dell'atteso -NN-; a, r. 4, magiu a, rr. 5-6, mastru Giacobu b, r. 3 '-u' forse di origine umbra. Manca l'anafonesi in 'depengnere' b, 3, 'depenta' a, 2
Morfologia e sintassi:
Il sintagma 'à fatte fare' traduce la tradizionale formula epigrafica 'fecit fieri', v. 11.02, 11.15, 11.23, 11.25. 'le mano' a, 2, forma presente anche nel romanesco e nell’umbro antichi. V. invece 'le membri', nell’iscrizione abruzzese del Monumento Camponeschi dell'Aquila, 13.05. 'suo' a, 4, 'sua' b, 4, 'soi' b, 5 senza dittongamento nell'aggettivo possessivo 'anima sua' b, 4, 'morti soi' b, 5 con il possessivo posposto come normale in area centrale. Solo in 'suo figliolu' a, 4, in cui il nome indica parentela, l’aggettivo è anteposto. V., al proposito, la forma 'l’anime loro' nelle Didascalie delle Storie di Santa Caterina a Roccantica, 11.13. 'fo fornita' a, 6 3a persona singolare del piucheperfetto normale in area mediana. Il verbo 'fornire', mutuato dal francese verso il terzo decennio del XII secolo è largamente attestato in Italia centrale. V., nella Cronica dell’Anonimo Romano: «Currevano anni Domini MCCC[.], dello mese […], quando quella opera fornita fu.» VII, 30.13 e «Lo primo dìe che l’opera de Calese ène fornita io esseraio fòra allo campo» XIV, 134.15 (PORTA 1979).
Onomastica:
'Austino' b, 4, nome attestato anche in documenti viterbesi. Nello Statuto dell’arte degli ortolani (1486) compare un Austino Riza; negli statuti viterbesi del primo Cinquecento l’antroponimo ricalca invece la forma latina. Troviamo un Augustino de Benedetto de Tozo nello Statuto dell’arte dei lanaroli del 1511 ed un ser Aug(usti)no Almadiano nello Statuto dell’arte dei vignaioli del 1511 (SGRILLI 2003, pp. 295, 364, 398, CIMARRA 2014, pp. 133).
'Petto' b, 4: potrebbe trattarsi della continuazione dell’ipocoristico germanico Betto con desonorizzazione della consonante bilabiale iniziale, ma anche di ipocoristico di Iacopo (Iacopetto>Petto). Non è tuttavia possibile escludere che si tratti di un paronimo (CIMARRA 2014, p. 133; BRATTÖ 1953, p. 94, s.v. Bettus).
Note
Le due iscrizioni, a, e b, sostanzialmente integre, sono conservate sulle pareti della prima cappella di sinistra, presso l’ingresso, nota anche come Cappella Sparapane dal nome dei due pittori che la affrescarono all’inizio del 1466, Giovanni e suo figlio Antonio. La prima delle due iscrizioni, a, si trova sul montante destro dell’arcone di accesso alla cappella e riporta la datazione, i nomi dei due pittori e la loro origine. Analoga firma dei due artisti è conservata in un affresco nella chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia 09.33. La seconda, b, registra nuovamente la data, il nome ed il patronimico del committente, ed è collocata di fronte alla prima, sulla sinistra. L’ultimo rigo di entrambe presenta una serie di segni alfabetici di non facile interpretazione e tuttora oggetto di studio. Non si esclude che abbiamo semplicemente funzione decorativa e riempitiva CIMARRA 2014, p. 130. Il committente, la cui identità è rimasta per lungo tempo ignota anche a causa di errate interpretazioni del testo, dovrebbe identificarsi con il mercante di pellami Giacomo di Agostino di Petto, detto Manica. Egli dovrebbe corrispondere anche alla figura ritratta in ginocchio, ai piedi della Madonna in trono con Bambino affrescata sulla parete di fronte all’ingresso sotto la Crocifissione GIONTELLA 2003, p. 135 ssg.; CIMARRA 2014, pp. 131-132. La terza iscrizione, c, è un frammento delle didascalie che accompagnavano il Giudizio Universale affrescato dai pittori Giovanni e Antonio Sparapane nell’omonima cappella della Chiesa di San Francesco. La didascalia, conservata in un cartiglio, tratta del vizio della superbia. L’affresco risulta oggi fortemente danneggiato: la parte superiore risulta ancora parzialmente leggibile, mentre mancano sia la parte centrale sia quella inferiore. Dei cartigli con didascalie che accompagnavano le rappresentazioni dei dannati e dei vizi capitali solo uno - quello della superbia - si è conservato pressoché integro; degli altri rimangono solo frammenti illeggibili di testo. Considerando corretta la lettura dell’ultima parola del primo verso ci troveremmo davanti ad una terzina di endecasillabi (CIMARRA 2014, pp. 133-134).
Bibliografia
Edizioni: RICCI-SANTELLA 1991, pp. 7-8; CAMPANARI 1856, I, p. 237; RICCI-SANTELLA 1993, p. 52; GIONTELLA 2003, p. 350; CIMARRA 2014, pp. 129- 133.
Altri studi: RICCI-SANTELLA 2003, p. 367; note 23-24.
Riproduzioni: RICCI-SANTELLA 1991, fig. 12-13; GIONTELLA 2003, figg. 3-4-5, p. 354; CIMARRA 2014, figg. 3-4.
Data di pubblicazione: 21.3.2020