14.01. TRIONFO DELLA MORTE, NAPOLI

 

Regione: Campania
Datazione: 1361
Oggetto: Lastra
Materiale: Pietra
Funzione: Didascalia
Tipologia: Monito
Scrittura: Gotica
Lingua: Volgare meridionale, latino
Collocazione attuale: Napoli (NA), Museo di san Martino (già facciata di san Pietro Martire)

Edizione interpretativa

A
[nel riquadro centrale]
eo so la morte, chi chacio
sopera voi, iiente munedana:
3la malata e la sana,
dì e note la perchacio.
No fugia nesuno ine tana
6per scampare da lo mio laczio,
ché tucto lo mundo abraczio
e tucta la gente umana.
9Per che nessuno se conforta,
ma prenda spavento,
ché ò per comandamento
12de prendere a chi ven la sorte.
Sìave castigamento
questa fegura de morte
15e pensavie de fare forte
in via de salvamento.
B
Tuto te volio dare
se me lasi scanpare.
C
Se tu me potisse dare
quanto se pote ademandare,
3no te scanparàla morte
se te vene la sorte.
D
Mille laude faczio a Dio Patre
e a la Santa Trinitate
3che due volte me aveno scampato
e tucti li altri foro annegate.
Francischino fui de Brignale
6feci fare questa memoria a le
MCCCLXI de lo mese
de agusto XIIII indiccionis

Apparato critico

Nell’impossibilità di una ricognizione diretta e data la scarsa leggibilità della riproduzione fotografica disponibile, forniamo la sola edizione interpretativa sulla base di DE BLASI 1997, pp. 266-267 adattata ai nostri criteri.

A

1 che, chaccio D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 2 jende DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, MONTI 1921; mundana D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 4 die (univerbato) DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, FUSCO 1839; notte, percaccio D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 5 non trascrive nulla prima di fugia FUSCO 1839; fugga, in tana D’ENGENIO CARACCIOLO 1624, inetana (univerbato) DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, FUSCO 1839; 6 p. DE LA VILLE SUR-YLLON 1892; dal mio D’ENGENIO CARACCIOLO 1624, SCHULZ 1860; lactio FUSCO 1839; 7 che DE LA VILLE SUR-YLLON 1892; che tutto, abbraczio D’ENGENIO CARACCIOLO 1624, che tutto il, abbraczio; abractio FUSCO 1839; 8 tutta, humana D’ENGENIO CARACCIOLO 1624, SCHULZ 1860; 9 perchè D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; MONTI 1921; SCHULZ 1860; 11 ch’eo D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; cheo DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, FUSCO 1839; che o SCHULZ 1860; comandamento tana D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; FUSCO 1839; SABATINI 1975; 12 di prender à chi viene D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 13 si ave FUSCO 1839; 14 figura D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 15 viedi D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 16 di D’ENGENIO CARACCIOLO 1624;

[B]

17 tutti D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 18 lasci scampare D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; scampare DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, MONTI 1921

[C]

19 si me poteti dare quanto si pote dimandare D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; mi FUSCO 1839; 21 non te pote scampare la Morte D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; note scampare FUSCO 1839; scampara DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, MONTI 1921; scampàra SABATINI 1996c 22 se ti viene la sorte D’ENGENIO CARACCIOLO 1624

[D]

23 laudi D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; factio FUSCO 1839; 24 alla S. Trinitate D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; ala (univerbato) FUSCO 1839; 25 due volte....scampato D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 26 e tucti li altri] tutti li altri D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; atri DE LA VILLE SUR-YLLON 1892; 27 di Prignale D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; 28 alli D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; ale (univerbato)FUSCO 1839; 30 Agost. 14. Indict. D’ENGENIO CARACCIOLO 1624; agusto SABATINI 1996c

Analisi linguistica

Grafia e fonologia:

epentesi vocalica in 'sopera', 'munedana' v. 2; 'ine' v. 5.

v. 2 'iente', con conservazione di /j/ in posizione iniziale (v. ROHLFS 1966-1969, § 279).

conservazione di ‘e’ in protonia vv. 9, 12, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22.

Si noti inoltre la metafonesi in 'mundo', 'Francischino' 'agusto'. Il fenomeno non si realizza in tutti i casi possibili, come testimoniano le forme 'comandamento' v. 11 e 'salvamento' (PETRUCCI L. 1994, pp. 45 e sgg., in part. p. 51).

Notevole, poiché diffuso in molte testimonianze centro-meridionali, il digramma <cz> per /ts/ (v. 'laczio' v. 6, 'abraczio' v. 7, 'faczio' v. 23 come in 14.02, 17.08, 17.12, . Si vedano il Ritmo Cassinese (e le osservazioni al proposito in SIGNORINI 2009), o il Volgarizzamento della Regola di San Benedetto del secolo XIV di area lucana: «[...] abe noy examynato con l'argento i(n)tra lu foco, et ày noy menato dintro lu laczo et à' posito tribulacione sup(ra) lu dorso nostro» (ROMANO 1990, p. 23.9). SI noti anche <li> per /ʎ/ in 'volio' al v.17.

lasi v. 18 (v. Morfologia e sintassi): l’ esito di -X- intervocalico latino (da LAXARE) attestato a sud della Toscana prevede l’impiego della grafia <s> che potrebbe rendere in questo caso la sibilante sorda /ss/ ovvero la sibilante palatale sorda /ʃʃ/. Il secondo esito è presente soprattutto nella zona di Campania, Abruzzo e Puglia settentrionale (ROHLFS 1966-1969, § 225).

Morfologia e sintassi:

'Eo so’ la morte' v. 1: incipit auto-presentativo e «formula ‘parlante’» (CIOCIOLA 1992, §§ 10, 11).

'Fugia', v. 5; 'conforta', v. 9; 'prenda', v. 10, 'sìave', v. 13 forme del congiuntivo presente; 'pensavie', v. 15 imperfetto con assorbimento del pronome personale e dileguo della dentale in posizione intervocalica. Secondo DE BLASI 1997 (p. 267, nota 5), la congiunzione e al v. 15 avrebbe una sfumatura avversativa, un’interpretazione che mi sembra senz’altro da accogliere.

'Da lo' v. 6; 'a le', v. 28, 'de lo' v. 29 non univerbato, secondo un uso documentato nel volgare napoletano coevo (SABATINI 1993, p. 117).

'ché' v. 8, 'ò' v. 8, 'questa' vv. 14, 28: forme toscaneggianti in luogo delle rispettive forme napoletane 'ca', 'aggio', 'chesta' (SABATINI 1975, p. 270, nota 342).

'prenda spavento', v. 10: cfr. le Rime di Boccaccio (1375): «piangendo il tempo, ch'ho lasciat' arietro/ mal operato, e prendendo spavento/ de' casi, i quai talora a cento a cento / posson del viver tormi il cammin tetro.» pt. I, 85, v. 6 (BRANCA 1958, p. 102.15).

'scanparà' v. 21: indicativo futuro con conservazione di A protonica, normale per l’area. La forma potrebbe anche essere interpretata come condizionale di tipo meridionale con accentazione sulla penultima sillaba ('scanpàra' v. SABATINI 1975, p. 270, nota 342; ROHLFS 1966-1969, § 603).

'aveno' v. 25 forma di terza persona plurale di 'avere' (cfr. il Libro de la destructione de Troya: «Illi me ademandano satisfatione e mendanza, li quali per raysone so' plu tenuti a mene de multo plu grandi dommagi che me aveno facti [...]» L. 12 (DE BLASI 1986, p. 128.31)»; «Sì che voglyo che lo re Agamenone vuostro imperatore sia ben securo che eo iamay non vorrayo plu la pace de li Grieci, li quali me aveno afflicto de tanta doluri. » L. 12 (DE BLASI 1986, p. 129.11)».

Note

Il bassorilievo raffigura l’incontro tra la Morte ed un uomo che tenta di corromperla offrendole denaro. La lastra è stata fatta scolpire come ex-voto da Franceschino da Brignale nel 1361 ed è stata murata fino al 1862 sulla facciata di San Pietro Martire, da dove è stata successivamente spostata, purtroppo rompendola, e collocata presso il Museo di San Martino, in una sala non accessibile al pubblico.

Nella parte centrale della lastra la morte, raffigurata come una cacciatrice, si erge su un cumulo di uomini di ogni condizione sociale e reca in capo una doppia corona, reggendo nella mano destra un logoro e nella sinistra un falcone – la metafora venatoria e i termini specifici della caccia sono del resto rintracciabili nel testo nel quale la morte prende la parola in prima persona ed espone la sua ineluttabilità e il suo potere sopra ogni uomo (BOLOGNA 1969, pp. 310 e sgg). Tra la morte con doppia corona e l’offerente con il sacco colmo di denaro è racchiusa una tabella entro cui si legge un componimento poetico composto da sei strofe di ottonari con schema ABBA BAAB. CDDC DCCD. EEEECC oppure due strofe di otto versi più una da sei (DE BLASI 1997, p. 267; SABATINI 1975, pp. 269-270, nota 340; SABATINI 1996c, p. 537). Nella parte superiore del bassorilievo sono presenti due cartigli, posti vicino alla bocca dei due personaggi, in cui viene trascritto il dialogo diretto. Per identificare correttamente il soggetto di ogni cartiglio la direzionalità del messaggio è riflessa nella disposizione del testo: da sinistra a destra nel cartiglio della morte e – al contrario – da destra a sinistra in quello di Franceschino. Il metro ha un ruolo importante anche nel testo che corre intorno alla lastra, caratterizzata da «una prosa ritmica e in parte rimata o assonanzata» suddivisibile in otto versi (SABATINI 1996c, p. 537). SABATINI 1975 segnala in particolare la vicinanza dal punto di vista metrico di questo testo con il Detto dell’Inferno abruzzese. Tuttavia il componimento presenta notevoli affinità con il Detto campano dei tre morti e dei tre vivi composto in quartine monorime di alessandrini e databile entro la metà del Trecento (SABATINI 1996c, p. 539; ROMANO 1985). Infine, sempre secondo SABATINI 1975, probabilmente casuali dovrebbero essere le affinità dell’incipit con i versi del Capitolo della Morte di Jacopo Alighieri: «Io son la morte principessa e grande /che la superbia munedana in basso pono. / Per tutto el modo el mio poter se spande».

Quanto alla committenza, Franceschino sarebbe un cittadino napoletano, forse proveniente da Brignano, presso Salerno (SABATINI 1975, p. 269).

La lastra presenta una sofisticata organizzazione del testo – ammonitorio, didascalico, commemorativo – che insieme all’apparato iconografico e ad espedienti grafici e linguistici peculiari della scrittura esposta, è funzionale nel suo complesso al messaggio rappresentato. Il volgare è esteso a tutte le parti incise ed è impiegato entro un «sistema linguistico risultato di un sapiente stemperamento del volgare locale con forme di koinè letteraria» (ivi, p. 142).

Per il tema iconografico si vedano i nn. 02.12, 02.13, 03.05, 07.22, 08.033, 08.041, 08.045, 08.054, 08.074, 09.32, 10.44, 11.04, 11.06, 11.14, 11.16, 11.17, 11.28, 11.29, 14.01, 14.02, 14.09, 15.01, 16.03).

Bibliografia

Edizioni: BOLOGNA 1969, p. 311; SABATINI 1975, pp. 141-142; SABATINI 1996c, p. 538; DE BLASI 1997, pp. 266-267

Altri studi: D’ENGENIO CARACCIOLO 1624, pp. 456-462 (sulla chiesa di S. Pietro Martire); p. 92, tav. VI; FUSCO 1839, pp. 25-26; ALOE 1835; SCHULZ 1860, III, pp. 53-54; AMALFI 1883; DE LA VILLE SUR-YLLON 1892; MONTI 1921; BOLOGNA 1969, pp. 310 e sgg.; SABATINI 1975, pp. 141-142; SABATINI 1996c, pp. 537-539; DE BLASI 1997, pp. 265-268.

Riproduzioni: DE JORIO 1839, p. 92, tav. VI (secondo DE BLASI 1997, p. 266, nota 4 la riproduzione è stata eseguita quando la lastra era ancora integra); DE LA VILLE SUR-YLLON 1892, p. 92; SCHULZ 1860, III, p. 53, n. 135; SABATINI 1975, fig. 39; SABATINI 1996c, p. 538.

Autori

Raccolta dati: Alessandra Tiburzi
Edizione: DE BLASI 1997, pp. 266-267
Commento: Nadia Cannata, Alessandra Tiburzi
Edizione digitale e indici: Nadia Cannata

Data di pubblicazione: 6.10.2020